I Dati della fantomatica «Emergenza Rom»

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I Dati della fantomatica «Emergenza Rom»

Nella Germania del primo dopoguerra la crisi economica provocava la fame, ma quella vera. L’inflazione raggiunse un livello incredibile, si arrivò a pagare un tozzo di pane ben 399 miliardi di marchi. In questi periodi difficili l’unione fa la forza, e per i tedeschi, sfiniti dalla lotta continua per un pezzo di pane o una brocca di latte, vedere una società chiusa come quella degli ebrei riuscire a non soffrire così tanto, riuscire a distribuire in modo più efficace le risorse all’interno del proprio gruppo religioso, per garantire a tutti i suoi elementi un pasto caldo quasi tutti i giorni (e anche di più a volte), alimentò il movimento antisemita che affondava già radici storiche lontane nella società tedesca. Tutto questo contribuì, semplificando il più possibile, alla vittoria del partito nazista che era, tra le altre cose, il promotore più convincente di questo odio “razziale” nei confronti degli ebrei. Un’ingente quantità di ricchezza legata in vari modi alle politiche antisemite cominciò a riempire le tasche degli alti dirigenti del partito, e più gli ebrei diventavano un “emergenza per la società tedesca“, più il governo stanziava risorse economiche da destinare alle infrastrutture poste a “contenere” l’espansione degli ebrei: si cominciò con delle campagne mediatiche, con i controlli etnici, con l’istituzione di corpi di polizia ariana privata (ma finanziati dal partito e quindi dal governo), con la divisione ebrei/tedeschi a livello di società, con la costruzione dei “ghetti“, e via via fino ad arrivare alla “soluzione finale“.

Poi ho letto questo PDF fatto dai bravi Radicali di Roma, mostrando un po’ di dati e numeri dell’« Emergenza Rom » che ormai è ovunque: telegiornali, siti web d’informazione, social network. Ovunque tranne che nella realtà.
Non so, trovo alcune analogie abbastanza curiose, nonostante la “soluzione finale” non sia minimamente praticabile (e, ritengo, nemmeno considerata) e nonostante i Rom non siano una società “chiusa di successo” come erano gli ebrei a quei tempi.
Ah, vi svelo un piccolo segreto (che poi tanto segreto non è): la maggior parte dei dirigenti del partito nazista non era nemmeno antisemita.

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